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"Il giardino disincantato" di Stefano Giannotti, cd, con intervista
Il giardino disincantato di Stefano Giannotti, cd, con intervista
 
Il giardino disincantato
OTEME (Osservatorio delle Terre Emerse)

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Conosco Stefano da 30 anni, è stato uno dei miei primi allievi quando iniziai a insegnare Storia della musica al “Boccherini” di Lucca, immediatamente notai in lui (Il Teatro del faro è del 1986) un’insofferenza verso lo studio accademico e un’esigenza di trovare strade nuove, non per il solo amore di novità ma per una scoperta della propria vocazione che non poteva essere quella della cosiddetta musica contemporanea colta, un richiamo all’essenzialità che si dipanava nei suoni quotidiani, nell’evocare la natura che circonda la (sua) casa e i suoni della casa stessa, delle persone che la abitano, della moglie Mariola e della figlia Matilde. Anche in questo compact-disc ci sono due brani dedicati alla famiglia, Dite a mia moglie e Per mano conduco Matilde.

In fondo, quella di Stefano è una musica antropologica, nel senso di una musica inscindibilmente legata ai (bi)sogni della sua piccolissima comunità che si fa mondo, fin dai suoi primi lavori emerge questo legame con la terra, come in Ritratto di paese del 1989. Certo, potremmo tracciare una linea e(ste)tica che parte da lontano, da Satie e che prosegue con la grande lezione (di vita oltre che d’arte) di Cage, senza il quale non solo il percorso di Giannotti ma buona parte della musica del secondo Novecento non esisterebbe, potremmo citare pure esperienze più vicine, come quella di Alvin Curran, ma sarebbe un esercizio sterile perché la cifra stilistica e umana di Giannotti è davvero particolare, spaziando dalla canzone d’autore, come in questo cd, al teatro-danza (spesso in collaborazione con Roberto Castello), dalla radio-art alla performance fino alla video-art, iniziata con il video Un giorno nel 2003. Detto così sembrerebbe un percorso assai eclettico e lo è ma solo per i tanti settori toccati perché dal punto di vista tematico vi è una compattezza che si cementa su pochi temi quali quello della natura, dei cicli vitali, delle voci della gente.

Questo cd deve molto a un lavoro contemporaneo che s’intitola Amore mio e che è stato presentato in prima assoluta alla radio di Baden Baden nell’ottobre del 2012, poi ripreso da altre radio e finalista al Premio Italia. Anche questo lavoro è una raccolta omogenea di canzoni (d’amore), alcune delle quali derivano da Il taccuino di viaggio (come Girotondo)  http://www.stefanogiannotti.com/taccuinodiviaggio.html e dallo stesso Taccuino derivano anche due pezzi de Il giardino disincantato, quali Per mano conduco Matilde e Mattino. In Amore mio, Giannotti realizza una felicissima sintesi fra la canzone e il radiodramma, tanto che il lavoro risulta una pietra miliare del percorso che il radiodramma sta facendo verso un’evoluzione meno classica e più articolata nelle (dis)connessioni fra storia e testo, fra suono e rumore naturale (quei rumori che ne Il giardino disincantato sono omessi in favore di arrangiamenti più squisitamente musicali, assai raffinati).

Il giardino disincantato è un cd che si pone a livello di diario sonoro e che propone un ampio spaccato del lavoro di Giannotti, 11 sono i brani che, per quello che riguarda la musica, vanno dal 1988 (Tema dei campi) al 2009 e, va detto subito, che a livello stilistico non si nota alcuna differenza fra i pezzi più vecchi e quelli più nuovi, del resto, le note di copertina non riportano le date di scrittura ed eventualmente quelle delle revisioni, giustamente in quanto è un continuum sonoro e tematico. Per ciò che riguarda i testi, invece, il periodo è compreso dal 2002, Dal recinto (scritto a Komorov, vicino Varsavia) al 2009.

I brani contenuti nel cd sono: Mattino, Caduta massi, Dal recinto, Palude del Diavolo, Tema dei campi, Ed io non c’ero, Dite a mia moglie, Il giardino disincantato, Sopra tutto e tutti, Per mano conduco Matilde, Terre emerse. Gli interpreti, tutti bravissimi per come hanno partecipato emotivamente ai brani, sono: Emanuela Lari, voce e tastiera; Valentina Cinquini, voce e arpa; Valeria Marzocchi, voce, flauto; Nicola Bimbi, oboe, corno inglese; Lorenzo Del Pecchia, clarinetto, clarinetto basso; Maicol Pucci, tromba, flicorno; Gabriele Michetti, voce, basso, contrabbasso; Matteo Cammisa, batteria, percussioni; Thomas Bloch, glassarmonica, oltre ovviamente a Stefano Giannotti che canta tutte le canzoni, suona la chitarra classica ed elettrica, il banjo, il synth, il metallofono, l’armonica, il componium e le bottiglie di plastica.

Tutti i brani sono stati revisionati soprattutto dal punto di vista dell'arrangiamento, in quanto Giannotti doveva arrangiarli con l’ensemble strumentale a disposizione; ad esempio, originariamente il brano Tema dei campi era per oboe, synth, teponatzli e violoncello, nella nuova versione il violoncello viene sostituito dal clarinetto ed aggiunto il contrabbasso pizzicato che non era presente nella prima versione (ma in una versione intermedia c'era il basso elettrico); così pure per l'ottavino, aggiunto come secondo flauto nella versione intermedia, poi convertito in ottavino per questa ultima versione. Bolero (Terre emerse) ha subito molte più trasformazioni, dall'originale per clarinetto, violoncello e pianoforte. Altro esempio Sopra tutto e tutti era originale per voce e chitarra. Addirittura il brano che dà il titolo al cd era concepito per un’orchestra di chitarre elettriche. Mi dice Stefano Giannotti: “L'unità stilistica è importante, perché questa non è una raccolta intesa come un cd di musica contemporanea. Molti critici mi hanno chiesto se questo è un concept-album, io non ho saputo rispondere; sicuramente non è però il suo contrario, cioè, una raccolta di opere aliene l'una all'altra. Sono pochissimi i brani nel mio catalogo che hanno vita propria e terminano lì. Tutti hanno fili invisibili che li uniscono ad altri.”

Vi è una poetica di fondo che collegata tutti i brani, fin da quando Stefano Giannotti ha iniziato a programmare il lavoro, nel 2002, con Il recinto e poi con La palude del diavolo (pezzo che prende il nome da una zona campestre vicino a Brema, dove Giannotti ha lavorato), il cd non è quindi una raccolta antologica ma qualcosa che si avvicina all’album concettuale, del resto Giannotti è abituato a lavorare nei termini di un collegamento generale del tutto con i programmi radiofonici.

L’ascolto è plurimo, in quanto è possibile ascoltare i brani nella loro forma canzone ma anche, in un ascolto più approfondito, ascoltarli nelle loro varie intersecazioni, scoprendo i giochi musicali che attraversano i generi, approdando infine e finalmente a una musica senza qualifiche accademiche o commerciali, a una musica che rifiuta gli steccati e il concetto stesso di genere.

Il cd inizia con un brano dal titolo, Mattino, e dal testo esplicito sul viaggio che si sta per intraprendere: “Prendo la pillola quotidiana di diserbante / e mi metto in viaggio / aspettando che il diserbante / faccia effetto su tutte le erbacce / intrecciate attorno al cuore.” E’ il brano più corto ma molto suggestivo, con la voce incolta di Giannotti accompagnata dalla glassarmonica. Segue una composizione strumentale, Caduta massi, titolo che si riferisce alla tematica del cd, come scrive lo stesso Giannotti nelle note di copertina: “Le creazioni diventano terre emerse nell’oceano del nulla, punti di osservazione del reale fuori dal marasma del reale”. Difficile classificare Caduta massi, non si riferisce a un genere o a uno stile codificato ma attraversa vari generi e stili, proprio l’e(ste)tica dell’attraversamento pare essere il punto centrale dell’intero percorso artistico di Giannotti.

Qua e là fa capolino un quid sonoro che rimanda al primo Battiato (come quello di Sulle corde di Aries in Dal recinto) o all’ultimo e pressoché sconosciuto Battisti (Mattino), del resto sono punti di riferimento imprescindibili per Giannotti, come pure il rock progressive (e i Pink Floyd per esempio), soprattutto viene da pensare al lavoro di Zappa e, perché no, a quello di Stravinskij che parte da pattern musicali già esistenti per trasfigurarli in situazioni altre. In questa carrellata di canzoni non ci sono né il rock né i rumori né, tantomeno, alcuni suoni folli e totalmente decontestualizzati, sprazzi di follia sonora che squarciano il senso comune e folgorano l’ascolto come in altri brani dello stesso Giannotti. Lo ‘stile Giannotti’ si adegua alla forma canzone, per esempio, Tema dei campi è un bel pezzo strumentale, si snoda sui suoni del clarinetto ai quali s’intrecciano gli altri strumenti, tutto ben fatto e ben eseguito, ma ci saremmo aspettati che l’intreccio esplodesse oppure si raggelasse, invece, procede con perizia ma senza èclat! Altro esempio: il brano Dite a mia moglie, ha un testo interessante e un accompagnamento raffinato e appropriato in rapporto al testo, ma anche qui manca quel quid tipico di molti altri lavori di Giannotti che getta nelle orecchie suoni/rumori, fra surrealismo e patafisica, dove ingredienti di post Minimalismo, di Cage, di futurismo, di simbolismo creano un miscuglio ‘scandaloso’, un po’ provocatorio e molto personale, comunque la personalità originale esce fuori anche in questa raccolta di brani che Giannotti ha voluto rimanessero all’interno della forma canzone, seppur allargata e contaminata. Geniale è il pezzo che dà il titolo al cd, Il giardino disincantato, geniale nel suo mosaico di suoni segmentati, di ostinati ritmici, di canti e disincanti, si tratta di un funky sbilenco e zoppicante che nell’ultima parte ha citazioni cageane all’arpa.

Dice Stefano Giannotti: “Il giardino disincantato è un cd di canzoni e musica da camera; il piglio folle di Geologica o di Sonic Pages sposterebbe l'attenzione su di un altro livello.  Una sintesi dei due mondi l'ho portata avanti nell'ultima opera per la Swr, amore mio - Love Songs und anderer Kram... Ma se osserviamo il lavoro dal punto di vista del rock, Il giardino è abbastanza sperimentale; anche forse dal punto di vista del contemporaneo colto; in definitiva l'opera non sta né qui né là, ma esattamente nel mezzo; se mi fossi messo a creare deliri sonici, voci di vecchietti e bambini, maiali ed uccelli tropicali come faccio solitamente, la forma canzone si sarebbe sbriciolata. A me in questo lavoro interessa un altro percorso molto più spigoloso, lo stesso di Kubrick in Full metal jacket, Shining, 2001: Odissea nello spazio, etc., e cioè, di far sì che il genere sia molto riconoscibile, ma al tempo stesso di portarlo su vette o luoghi meno esplorati; dunque elevare la canzone d'autore a musica contemporanea. Rispetto al Prog classico, la novità è che la canzone d'autore domina, ma si espande e gonfia fino a diventare musica classica contemporanea (Mattino, Caduta massi, Dite a mia moglie, Terre emerse); rispetto alla musica colta, la forma dominante è la canzone d'autore in quanto tale, presa cioè come materiale, senza stravolgerla alla Berio o alla Schönberg in Pierrot Lunaire. La domanda è: si può fare musica contemporanea cantando come Bob Dylan o Leonard Cohen? Secondo me sì, e per fare questo non si deve violentare troppo la canzone stessa, altrimenti diventa irriconoscibile e si fa di nuovo musica contemporanea colta e/o sperimentale. Ritengo che alcuni testi comunque siano abbastanza folli (Mattino, Dite a mia moglie, Sopra tutto e tutti).”

I testi hanno parti interessanti, come in Ed io non c’ero: “Quando / mi sorridevi / gettavo l’ancora / per un fragile minuto / pensavo all’amo / l’esca e la preda / a tutto e a nulla.” A volte si pensa ai testi di Pasquale Panella, ma l’ironia e la (de)contestualizzazione che opera Stefano Giannotti è molto personale: “I testi sono parole e pensieri in libertà, memorie da un diario datato circa  2002/2008, prese e centrifugate” – dichiara Giannotti – “alcune parti originali si possono vedere sul mio testo Taccuino di viaggio. Una canzone ci mette moltissimo a venire fuori, a volte addirittura 10 anni. Il testo viene scritto quasi di getto, alcune frasi; poi ho alcune linee di accordi precedentemente costruite; provo ad adattarle ai pochi versi che ho a disposizione; da quel momento vado di pari passo; il lavoro successivo è il dare una struttura meno scontata alla canzone, tipo, armonizzare la stessa melodia in modi diversi, così da creare questo effetto che sei fermo, ma in realtà ti muovi, o viceversa; questo prende molti mesi, naturalmente non lavorandoci tutti i giorni. L'orchestrazione può impiegare anni a venir fuori, perché dipende dai musicisti con cui collaboro in quel dato periodo; inoltre presentare dal vivo tali brani è infinitamente più difficile che presentare musica contemporanea colta in senso stretto, perché non ci sono canali, o se ci sono io non li conosco; questo fa sì che una canzone spesso la presenti insieme a lavori più sperimentali, o come bis, sempre fuori dal contesto suo. Infine, se arriva un'occasione di produzione come questa del Giardino, comincio a collegare le varie fila e a dare il colore dell'arrangiamento definitivo, cioè quell'unità stilistica di cui si parlava all'inizio.”

Il pezzo più lungo è Sopra tutto e tutti, la voce declama il testo su un accompagnamento strumentale tenue e raffinato, eleganza di scrittura che si sente anche nell’ultima composizione, anch’essa strumentale, Terre emerse, un bolero sbilenco e sporcato, che riprende del Bolero di Ravel alcuni frammenti ma riproposti a specchio e resi fantasmagorici dall’utilizzo dell’armonica a bocca, geniale conclusione del cd. Terre emerse simboleggiate, nel libretto che accompagna il cd, da una pentola e da un masso che dalla pentola emerge, idea e immagini azzeccate. I testi sono anche tradotti in inglese. Lavoro interessante nei testi e nella musica, con molte parti genialoidi, ascoltabile con soddisfazione sia a un primo ascolto ‘da canzone’ sia da un ascolto più approfondito dove parole e suoni creano in-canti e disin-canti, fra il principio di realtà e il mondo interiore.
 


Recensioni

http://altremuse.xoom.it/recensioniprog.htm#oteme_giardino
http://www.babyblaue-seiten.de/album_13741.html
http://www.ondarock.it/speciali/dpi29.htm
http://www.xtm.it/DettaglioEmergenti.aspx?ID=14750#sthash.kC1UrdVV.dpbs
http://www.radiowebitalia.it/?p=24830
http://athosenrile.blogspot.it/2013/10/oteme-il-giardino-disincantato.html
http://www.musicacolta.eu/2013/10/04/il-laboratorio-sonoro-di-oteme-giardino-disincantato/
http://www.kultunderground.org/art/17809
http://www.musicalnews.com/articolo.php?codice=26236&sz=4
http://carrysnewundergroundmusic.blogspot.it/2013/10/review-oteme-il-giardino-disincantato.html
http://alligatore.blogspot.it/2013/10/due-parole-con-gli-oteme.html
http://rock-impressions.com/oteme1.htm
 
 
 
www.stefanogiannotti.com
 





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